


Condividi ora
Il Decreto Zangrillo ha rilanciato la formazione continua nella Pubblica Amministrazione, fissando un monte ore annuo di formazione per i dipendenti pubblici. Le competenze linguistiche rientrano a pieno titolo tra le aree formative valorizzate: per molti enti i corsi di lingua sono un modo concreto ed efficace di assolvere l’obbligo. Questo articolo spiega cosa prevede la norma, come la formazione linguistica può rispondervi e come organizzarla in modo sostenibile.
Con “Decreto Zangrillo” si fa riferimento all’indirizzo del Ministro per la Pubblica Amministrazione che ha riportato al centro la formazione continua dei dipendenti pubblici, fissando un monte ore minimo di formazione annua per ciascun lavoratore. L’obiettivo è chiaro: una PA più competente, digitale e capace di dialogare in un contesto sempre più internazionale.
In questo quadro la formazione linguistica non è un’attività accessoria, ma una delle aree che meglio si prestano a soddisfare l’obbligo in modo misurabile. Un corso di lingua ha ore tracciabili, livelli di partenza e di arrivo certificabili, e un impatto diretto sul lavoro quotidiano di chi gestisce fondi europei, relazioni con enti esteri, bandi internazionali o cittadini stranieri. Per molti enti è quindi una delle scelte più sensate su cui investire le ore previste.
La domanda per i responsabili della formazione degli enti non è quindi “se” investire in lingue, ma “come” farlo in modo che le ore producano competenze reali e non restino un adempimento sulla carta. È lo stesso principio che guida la formazione linguistica aziendale di qualità: partire dai bisogni, non dal programma.
Non tutti i ruoli della PA hanno lo stesso fabbisogno linguistico. Mappare chi trae davvero vantaggio dalla formazione in lingua è il primo passo per impiegare bene le ore previste, concentrandole dove generano valore per l’ente e per i cittadini.
Chi gestisce bandi, rendicontazioni e progetti finanziati dall’UE lavora quotidianamente con documentazione e interlocutori in inglese. Una competenza linguistica solida riduce errori e tempi.
Enti locali e regionali con rapporti con amministrazioni estere, reti europee e gemellaggi hanno bisogno di figure capaci di comunicare con sicurezza in contesti istituzionali.
Dove l’utenza include cittadini stranieri, saper gestire un’interazione di base in inglese o in un’altra lingua migliora l’accesso ai servizi e la qualità del rapporto con il pubblico.
Personale di enti sanitari, università ed enti di ricerca partecipa a network internazionali, pubblicazioni e progetti dove l’inglese tecnico è uno strumento di lavoro.
Chi rappresenta l’ente in tavoli, conferenze e delegazioni ha bisogno di un registro formale e della capacità di intervenire con autorevolezza anche in lingua straniera.
La transizione digitale della PA passa da software, standard e documentazione spesso in inglese: comprenderli senza mediazioni accelera l’adozione e riduce la dipendenza da terzi.
L’adempimento formale dell’obbligo — accumulare ore senza un disegno — è il rischio più concreto. Le ore vengono spese, ma le competenze non crescono, e l’ente si ritrova ad aver investito tempo e risorse senza un ritorno misurabile sul lavoro.
Un corso scelto senza analisi del fabbisogno, con gruppi a livelli troppo diversi e senza obiettivi misurabili, produce ore certificate ma poca competenza reale. In sede di rendicontazione e di valutazione dei risultati, questo si traduce in un investimento difficile da difendere e in cittadini e colleghi che non percepiscono alcun miglioramento del servizio.
C’è poi un costo di opportunità: ogni ora impiegata male è un’ora sottratta a una formazione che avrebbe potuto incidere davvero. Strutturare bene il percorso — come si fa quando si misura il ROI della formazione linguistica aziendale — permette di trasformare l’obbligo in un’occasione concreta di crescita per l’ente.
Un percorso linguistico efficace per un ente pubblico segue la stessa logica di rigore che ILS Milano applica da cinquant’anni con le organizzazioni complesse: si parte dall’analisi, non dal catalogo.
Per la PA la scelta del formato non è solo didattica: deve tenere insieme efficacia, continuità del servizio e numeri spesso elevati di partecipanti distribuiti su più sedi. Vale la pena confrontare i due approcci estremi per capire perché la soluzione migliore è quasi sempre intermedia.
La soluzione più adatta alla PA è in genere il formato misto: la piattaforma di corsi di lingua in e-learning garantisce flessibilità e copertura sui grandi numeri, mentre le sessioni con docente assicurano la pratica orale e l’aderenza ai compiti reali. È così che l’obbligo formativo si trasforma in competenza spendibile.
La tua amministrazione deve pianificare la formazione linguistica del personale? ILS Milano progetta percorsi su misura per enti pubblici, con analisi del fabbisogno, formati flessibili compatibili con il servizio e progressi misurabili.
Il Decreto Zangrillo ha riportato al centro la formazione continua dei dipendenti pubblici, fissando un monte ore minimo di formazione annua per ciascun lavoratore della PA. L’obiettivo è una Pubblica Amministrazione più competente, digitale e capace di operare in un contesto internazionale. La formazione linguistica rientra tra le aree che meglio si prestano a soddisfare l’obbligo, perché offre ore tracciabili e risultati misurabili.
Sì: la formazione linguistica è una delle aree formative valorizzate per il personale pubblico. Un corso di lingua ben strutturato offre ore documentabili, livelli di partenza e di arrivo verificabili e un impatto diretto sul lavoro di chi gestisce fondi europei, relazioni internazionali o utenza straniera. È quindi una scelta coerente e facilmente rendicontabile per impiegare le ore di formazione previste.
Il monte ore complessivo è definito dall’indirizzo normativo a livello di formazione annua per dipendente; la quota dedicata alle lingue dipende dalle scelte del piano formativo dell’ente e dai fabbisogni dei diversi ruoli. La cosa importante non è solo il numero di ore, ma che siano progettate intorno a obiettivi concreti: è questo che trasforma le ore in competenza reale e in un investimento difendibile.
Per la PA il formato misto è in genere il più efficace: una piattaforma e-learning garantisce flessibilità e copertura su grandi numeri e sedi diverse, mentre le sessioni con docente madrelingua assicurano la pratica orale e l’aderenza ai compiti reali. La scelta va calibrata in fase di analisi sui turni, sulla continuità del servizio e sulla distribuzione geografica del personale.
Attraverso il livello di partenza rilevato con il test iniziale, gli obiettivi fissati per ciascun gruppo e la verifica del livello raggiunto a fine percorso, eventualmente certificato. Definire indicatori concreti — autonomia nella corrispondenza internazionale, gestione di una call con un partner estero, qualità del servizio all’utenza straniera — permette di documentare i progressi e di rendere l’investimento trasparente in fase di valutazione.
Dall’analisi del fabbisogno: individuare i ruoli che traggono più vantaggio dalla competenza linguistica, rilevare i livelli di partenza con un test e definire obiettivi misurabili per ogni gruppo. Solo dopo si scelgono formato e calendario, in modo compatibile con il servizio. Affidarsi a un partner con esperienza nella progettazione di percorsi per organizzazioni complesse aiuta a evitare l’adempimento “sulla carta” e a ottenere competenze reali.